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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Il “Lacan” triestino: Roberto Dipiazza.
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Noblesse oblige. Vero Dipiazza?
L' Alma Trieste costretta a scusarsi pubblicamente, anche a nome dello sport cittadino, per il gestaccio del podestà Dipiazza nei confronti di un giocatore di colore del Cremona al Palasport di basket, ieri. E non..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 1

I cantieri, i cantieri di Trieste ….

» Inviato da valmaura il 14 June, 2019 alle 11:26 am

Da leggere canticchiando sulla musica de “le ragazze di Trieste”.

Si infuoca la polemica sul cantiere fermo, dopo VENTI anni di istruttoria, dell’Ospedale di Cattinara, ma si dimentica che questa è una situazione che “fa tendenza” in quasi tutte le opere e lavori in città.
Dai tempi biblici occorsi per snaturare la vecchia Pescheria, bellissima tanto da spingere il regista Francis Ford Coppola a girarvi scene significative del “Padrino”: i Faraoni in meno tempo si costruivano le Piramidi. Per non parlare del Magazzino Vini, continuando con la ex Maddalena, fino alla più recente scandalosa stasi della Caserma di Roiano. L’infinita storia della Galleria di Montebello e vedremo ora per la ex Fiera partita con il piede sbagliato, e al palo da due annetti perché il Comune, leggasi assessora Polli, si era dimenticato di variare il piano regolatore, con grande gioia dei compratori.
Ma in realtà l’elenco è sterminato, ed anche i privati ci mettono del loro (a quando il prossimo ipermercato nel cesso di casa?), e si scende fino a situazioni grottesche, piccole, minute quasi e perciò indicative dell’andazzo.
C’è un cedimento del cordolo stradale? C’è un affossamento o una buca? Semplice ci si piazza una sbilenca transenna e poi non se ne parla più, giusto per tacitare le richieste di eventuali danni di chi ha messo un piede in fallo. In viale Romolo Gessi c’è n’è una che oramai ha perso colore e fatto ruggine, saranno due annetti.
In tutte queste “opere” c’è una costante che ritorna sempre: prima si abbatte, soprattutto gli alberi sani e rigogliosi, si fa strame del verde e poi si abbandona il cantiere o si vivacchia con uno o due operai giusto per far vedere che “si lavora”. Quando sforarono i tempi, oltre due anni, per il “meraviglioso” rifacimento di piazza Goldoni, risolsero il tutto facendo sparire il cartello di cantiere, obbligatoriamente visibile per legge, perché conteneva la data di fine lavori. Fu Maurizio Fogar allora a chiedere l’intervento della Polizia municipale per recuperarlo ed esporlo come legge comanda, perché il Comune da solo non ci era arrivato.
Dunque nulla di nuovo sotto il sole della politica, di qualunque colore, ma anche dei funzionari della pubblica amministrazione e della Polizia municipale. Meno multe per “deiezioni canine” e divieti di sosta e più controlli su chi si frega il denaro pubblico e fa scempio del nostro territorio, qualità della vita inclusa.

https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2478998009037819/?type=3&theater

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Tram di Opicina. Ospedali Cattinara e Burlo.

» Inviato da valmaura il 13 June, 2019 alle 11:04 am

Due emblemi dello sfascio burocratico ed amministrativo.

Slitta al 2020, ma forse sarebbe meglio cautelarsi con un verbo al condizionale, la ripartenza del Tram di Opicina, uno dei simboli turistici assieme al Castello di Miramare, che non se la passa bene pure lui, di Trieste.

La sua “disgrazia” si protrae da diversi anni, e come non ricordare la falsa ripartenza ai tempi di Cosolini, interrotta dopo neppure duecento metri che costrinse Sindaco e “autorità” a scendere ed a farsela a piedi.

Caro al cuore dei triestini l'uno ed indispensabile al nostro cuore, e non solo, l'altro.

Sono passati venti anni, e scusateci se sono pochi, dalla decisione e dal progetto di ristrutturare l'ospedale cittadino ed accorparci il Burlo Garofalo. Era ancora vivo e pimpante Primo Rovis che si batteva come un leone contro il trasferimento dell'ospedale pediatrico, ed aveva perfettamente ragione visto l'andazzo.

Il più grosso cantiere di Trieste, anche economicamente (140 milioni di partenza).

Hanno sbagliato tutto quanto era possibile sbagliare ed ora siamo nel pantano più completo ma con cinque piani (170 letti) in meno ed il piazzale sventrati.

E Dio solo sa quando e come ripartiranno i lavori, anche per l'insediamento del Burlo, e quanti soldi in più costerà il tutto. Nel frattempo, ad esempio per il Pronto Soccorso, che ossimoro, e le “urgenze” ci si affida alla sorte ed allo stoicismo di chi, sotto organico, ci lavora.

Benvenuti a Trieste! Solo dopo aver superato una prova di buona costituzione fisica, però.

Per le foto: Facebook Circolo Miani, pagina visibile da tutti.


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35 anni dopo e pare domani.

» Inviato da valmaura il 11 June, 2019 alle 12:26 pm

"I partiti? Solo potere e clientela".
Così Berlinguer lanciò l'allarme.

"I partiti non fanno più politica", dice Enrico Berlinguer, ed ha una piega amara sulla bocca e nella voce come un velo di rimpianto. Fa una curiosa sensazione sentirgli dire questa frase. Siamo immersi nella politica fino al collo: le pagine dei giornali e della tv grondano di titoli politici, di personaggi politici, di battaglie politiche, di slogan politici, di formule politiche, al punto che gli italiani sono stufi, hanno ormai il rigetto della politica e un vento di qualunquismo soffia robustamente dall'Alpi al Lilibeo...
"No, non è così", dice lui scuotendo la testa sconsolato. "Politica si faceva nel 1945, nel 1948 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine dei Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee e, certo, anche di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c'era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c'era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, n'era ricambiato".
Oggi non è più così: i partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia.
Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti.
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss".
La degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
"I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire.
E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura dei vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti".
Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un Paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri lei pensa che gli italiani abbiamo timore di questa diversità".
"Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?".
La questione morale oggi è al centro della questione italiana.
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Ma poi, quel che deve interessare veramente è la sorte del Paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi: rischia di soffocare in una palude. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?".
Enrico Berlinguer. 28 luglio 1981.

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Tagliateglielo quel dito!

» Inviato da valmaura il 10 June, 2019 alle 10:39 am

Ieri prima dell'inizio della partita Triestina-Pisa passerella del podestà allo Stadio Rocco sotto la Curva Furlan ed orgogliosa esibizione del dito medio, sempre beninteso come “pressione psicologica” sui Pisani. Sarebbe il caso di istituire un corso di laurea in psicologia applicata quanto iettarice.

E dunque non poteva andare come poi è finita: Pisa, meritatamente in serie B.

Insomma come il sequel o se preferite “l'assassino ritorna sempre sul luogo del delitto” dei playoff di basket.

O glielo tagliate quel dito, anzi diti che di medi ne esibisce spesso in coppia, o gli inibite gli ingressi a Palasport e Stadi. Ne va del futuro dello sport cittadino.

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La “Voce della Gru”.

» Inviato da valmaura il 8 June, 2019 alle 12:22 pm

Ammetto di conoscere superficialmente storia e vicenda personale di Marcello Di Finizio, seguita solo dagli articoli di giornale, se così vogliamo definire il foglio di Trieste. E dunque non parlerò di lui.
Affronto anche qui invece un tema che mi e ci (Circolo Miani) è caro: l'estinzione in questa città, e non mi riferisco alla politica ove non vi è più traccia da tempo, di due valori quali l'umanità e la solidarietà.
Il suo caso, ma assolutamente non è che uno dei tantissimi presenti nella nostra comunità (ha senso ancora usare questo termine?) altro non è che un lucido termometro di cosa sia Trieste oggi.
Maurizio Fogar

Per le foto, vedere la Pagina facebook (aperta e visibile a tutti) Circolo Miani.





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